In piazza a Torino, Libano Israele ottavo giorno
Torino, libanesi in piazza per la pace
Sono appena rientrato dalla fiaccolata che si è svolta a Torino, in Piazza Castello questa sera alle 21. Studenti Ingegneri, medici e professori con le rispettive famiglie, questa è la comunità libanese integrata che vive e lavora a Torino. Si sono incontrati per farsi coraggio, per distribuire dei volantini e per chiedere la fine della guerra.
La manifestazione è stata molto civile e silenziosa, a parte un intoppo iniziale. Nessun corteo itinerante, solo qualche giro della piazza, bandiere, cartelloni e fiaccole accese.
Ottavo giorno di guerra
Nelle ore della manifestazione le milizie israeliane cercavano di ammazzare una mosca con un fucile, ben 23 tonnellate di bombe su un bunker dove si sarebbe presumibilmente nascosto il leader degli Hezbolla. Nel pomeriggio il quartiere cristiano nel centro di Beirut è stato nuovamente bombardato perchè un camion con una gru ripiegata è stata scambiata per un lanciamissili - perchè i lanciamissili transitano tranquillamente per il centro di Beirut e gli aerei non sono dotati di sofisticati mezzi per inquadare l'obiettivo. In Libano non c'è più quasi niente da distruggere, anzi no, qualcosa c'è: le chiese e le moschee. Distruggeranno anche quelle perchè potenziali rifugi?
Solo oggi, per la prima volta, la Siria (discutendo col premier turco) e la Giordania (con una telefonata alla Rice) si sono pronunciati chiedendo di cessare il fuoco - non male come tempi vista la situazione. Ma chi veramente fa pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra sono gli Stati Uniti che oggi senza remore ha dato il via libera ad un'altra settimana di bombardamenti, con buona pace degli altri paesi e del popolo libanese.
Singolare anche la volontà iniziale di far pagare il rientro dei cittadini statunitensi ai cittadini stessi che dovevano rimpatriare. Il ripensamento dopo diverse proteste - veramente una caduta di stile per un tale paese (ironico se non si fosse capito).
L'organizzazione onlus Save the children ha lasciato un comunicato 2 giorni fa informando che i bambini sono le principali vittime di questo conflitto.
Le infrastrutture, ormai, queste sconosciute, l'ei fu aereoporto di Beirut, la libertà e la vita di molti civili sepolta sotto le bombe, come sarà il futuro di chi sopravviverà? Come faranno a non avere la resistenza che scorre nelle vene i giovani che vivono questo inferno?
I post di questi giorni non parlano di informatica, di web 2.0, di CSS design o di blog. Faccio quello che posso per una questione a cui tengo, per denunciare i soprusi e la sproporzione della risposta bellica (aerea, navale e terrestre) commessi da uno stato nei confronti dei civili di un altro stato. Per comunicare il mio stupore davanti agli 8 paesi del G8 - presto forse diventeranno 11 se gli USA vorranno - che non sono riusciti a bloccare la strage dall'inizio - dove sta' il loro potere? E gli altri paesi arabi? Cosa hanno fatto per il conflitto in Palestina? Cosa faranno per quello in Libano?
